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Sunday 29 January 2012

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E così la timeline ufficiale di Zelda, fonte di infinite speculazioni da parte degli appassionati e la cui stessa esistenza era finora tutt’altro che certa, è stata rivelata agli occhi di noi miseri mortali tramite l’enorme volume Hyrule Historia.

Della timeline in sé mi importa poco, visto che a Zelda ho sempre giocato per il gameplay e non per la storia (che è piena di buchi e contraddizioni, nonché in definitiva poco interessante); però mi fa piacere avere ufficialmente conferma del fatto che i giochi di Zelda per CD–i non sono mai esistiti.

(Tutto il gameplay che si vede nei video dell’AVGN è ovviamente stato creato ad arte. La timeline alternativa non è stata autorizzata dalla Nintendo, e poi, cereali di Zelda? Chi potrebbe mai credere ad una cosa simile? Infine, la pagina su Wikipedia è stata creata dalla Sony, migliorata dalla Microsoft, e salvata dalla cancellazione in seguito a pressioni da parte della Sega.)

Saturday 14 January 2012

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Metto la sveglia presto perché non mi piace l’idea di sprecare la mattinata, e perché so che dormire più di un certo numero di ore è inutile se non addirittura controproducente. Dopo che è suonata, rimango nel letto, a volte anche per un’ora o due.

A tratti mi riaddormento, solo per svegliarmi pochi minuti più tardi; se il gatto è con me sul letto, lo coccolo un poco, e lui ricambia facendo le fusa e leccandomi la punta del naso; la maggior parte del tempo, mentre il mio corpo si gira prima da un lato e poi dall’altro alla ricerca di una posizione comoda, la mia testa sembra volersi vendicare per il fatto che non ricordo mai i miei sogni, e si mette a vagare con una velocità ed una prontezza che credevo le fossero impossibili prima del caffè.

I pensieri che faccio mentre sono raggomitolato sotto le coperte, mattina dopo mattina, sono sempre gli stessi. La mia mente si diverte a ripropormi quelli più dolorosi del repertorio, uno dietro l’altro, in un loop apparentemente infinito. Esiste un modo per sfuggire: uscire dal letto, fare colazione e mettersi a giocare a Super Mario. Leggere articoli stupidi o illuminanti su Internet. Cercare annunci di lavoro, mandare e–mail a potenziali datori. Scrivere del codice. Ascoltare musica. Mettere in ordine.

La mente è molto più facile da tenere a bada quando è occupata, e possono passare ore prima che quei pensieri riaffiorino, richiamati dalla vista di un oggetto o da una catena di ragionamenti un po’ fumosa. A volte passano intere giornate.

Ma non importa. Perché so che la mattina dopo mi troverò di nuovo in quel letto, da solo, con il cervello in iperattività che mi ricorda tutto quello che è andato storto e mi anticipa tutti i modi in cui le cose possono andare molto, molto peggio. Con la consapevolezza che alzarsi è l’unica via di fuga, ma bloccato dal terrore e privo della forza necessaria per farlo.

Wednesday 30 November 2011

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Sto cercando di scrivere del codice semplice per fare una cosa semplice, e non ci riesco.

Nel periodo in cui ho capito definitivamente che studiare non è la mia cosa, in cui mi sto facendo sfuggire l’unica persona che mi interessi veramente, in cui mio fratello è costantemente più avanti di me in Zelda, questa l’avrei evitata volentieri.

La vita è stronza molto più spesso di quanto non sia compassionevole. Quanto perdi uno dei tuoi appigli, rimani aggrappato agli altri finché non trovi la forza di risalire un poco e cercarne uno nuovo; se saltano tutti quanti, uno in fila all’altro, probabilmente non ti resta che prepararti alla caduta.

Friday 25 November 2011

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Thinking of you, wherever you are…

Non sono mai stato bravo a disegnare, ma in fondo, lo stesso si può dire di una buona metà delle cose che faccio nel corso di una giornata. Per quanto riguarda il disegno, ho fatto ricorso al più banale dei trucchi, ovvero quello di usare le stick figure.

Alle medie, durante le lezioni, disegnavo enormi ambientazioni piene di trappole, armi da fuoco, veicoli: alcune delle numerose stick figure presenti sulla scena erano trapassate da punte di ferro insanguinate, altre prendevano la mira prima di sparare con un bazooka, altre ancora avevano in mano una motosega e stavano cadendo a testa in giù da un precipizio. Alle superiori sono passato a creazioni più incentrate sulla narrazione: nelle brevi strisce io e i miei compagni di classe diventavamo i protagonisti di epiche battaglie contro il male, oppure usavamo i nostri superpoteri l’uno contro l’altro per determinare a chi spettasse il titolo di campione.

Un giorno mi è venuta voglia di fare un disegno di me e lei, e ho disegnato entrambi come meglio ho potuto: ancora una volta, delle teste tonde appoggiate su corpi sottili come linee. Il semplice disegno, una volta completato, è diventato un dono per lei.

Da quel momento, quella di regalarci a vicenda disegni è diventata una specie di tradizione: spesso in occasione di compleanni o ricorrenze simili, talvolta senza altra motivazione se non il piacere di fare un piccolo dono, le nostre controparti disegnate si sono trovate nelle situazioni più disparate.

Qualche giorno fa, tra i tanti fogli impilati sulla mia scrivania, ho ritrovato un vecchio bozzetto per uno di questi disegni. Avevo pensato di pubblicarlo così com’era, ma la qualità della fotografia era veramente imbarazzante, quindi ho deciso di provare qualcosa di nuovo: usando GIMP e la fotografia come base, ho ripassato e ricolorato il disegno. Il risultato è… Non male, direi. Non peggio di quanto fossero i disegni su carta, per lo meno.

Non ricordo di preciso quando avessi fatto quel bozzetto, ma ricordo bene cosa mi passasse per la testa. Ero a Rovereto, dovevo studiare, e lei era lontana. Cercavo di concentrarmi sui libri, ma riuscivo a pensare soltanto a lei, e a quanto mi mancasse. Curioso che, dopo non so bene quanti anni, sia saltato fuori proprio in un momento in cui, ancora una volta, quegli stessi pensieri hanno il controllo quasi totale del mio cervello.

Tuesday 08 November 2011

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Questo non è uno dei miei periodi migliori.

Ho un sacco di pensieri che mi girano per la testa. Sono tanti, sono rumorosi, sbattono tra di loro in continuazione e non mi stanno esattamente aiutando. Alcuni si ripropongono periodicamente sotto forma di vaghe intuizioni che non riesco a portare a compimento; altri sono fin troppo chiari, ma dal momento che non mi piacciono e un minimo di controllo sulla mia testa ancora ce l’ho, mi rifiuto di pensarli e li ignoro fino alla volta successiva. Quelli che in teoria dovrebbero esserci e farsi sentire sembrano soffrire di agorafobia, e quindi se ne stanno in disparte, fuori dalla mia portata, nonostante continui a cercare di raggiungerli.

Quella dell’analisi razionale è un’arte delicata, e quando la si pratica si corrono dei rischi non indifferenti. Si può, ad esempio, dimenticare di prendere in considerazione un fattore che si rivela più tardi essere cruciale. Oppure si può cadere nella razionalizzazione, che è una bestia completamente diversa e che si porta dietro tutta la sua serie di problemi. Con tutto questo rumore nella testa, riuscire a ragionare diventa praticamene impossibile. Scrivere un post che spieghi come mi sento, non molto più facile.